Intervista · Benessere

«Mi svegliavo già stanco»: cosa ho capito sull'energia dopo i 50

Sergio M., 55 anni, idraulico. Per due anni ha dato la colpa all'età. Poi ha iniziato a leggere — e ha cambiato idea su alcune cose.
Sergio M., 55 anni
«Per due anni ho dato la colpa all'età. Era la spiegazione più comoda.»

Sergio ha 55 anni e fa l'idraulico da quando ne aveva venti. Analisi nella norma, pressione a posto, nessuna patologia. Eppure, racconta, per due anni si è svegliato ogni mattina già stanco. Lo abbiamo intervistato perché la sua è una storia che molti lettori ci scrivono di riconoscere.

Da cosa è partito tutto?

Dal fatto che mi svegliavo peggio di quando andavo a letto. Non era sonno arretrato: dormivo le mie sette ore. Era proprio che l'energia non tornava. E con quella se n'è andata anche la voglia di fare le cose — il lavoro lo portavo a casa, ma la sera ero spento.

Ne ha parlato con qualcuno?

No, ed è la cosa che oggi rifarei diversamente. Mi sono raccontato per due anni che era l'età. È la spiegazione più comoda che c'è: non ti costa niente e non ti chiede di fare nulla. Mia moglie, un giorno in cucina, mi ha detto una frase che mi è rimasta: «Non è che non ti guardo più. Sei tu che non ci sei più.» Non l'ha detto con rabbia. L'ha detto stanca.

«Ho iniziato a leggere, e mi sono arrabbiato»

Cosa ha trovato?

Che il calo di energia dopo i 50, nella maggior parte dei casi, non ha una causa sola. Ne ha tre, e lavorano insieme. Nessuno me l'aveva mai spiegato in modo semplice, e quando l'ho capito mi sono arrabbiato — perché era davvero semplice.

  • Circolazione. Con gli anni il sangue arriva con più fatica ai tessuti.
  • Equilibrio ormonale. Dopo i 30 il testosterone tende a calare gradualmente, in media circa l'1% all'anno.
  • Stress. Il cortisolo alto per lunghi periodi incide sul recupero e sulla qualità del sonno.

E il fatto che siano tre cosa cambia?

Cambia tutto, secondo me. Perché se ne affronti una sola e ignori le altre due, hai la sensazione di «aver provato tutto» senza risolvere niente. Era esattamente il mio caso.

La parte che gli ha fatto capire il resto

Ha detto che c'è una cosa in particolare che l'ha colpita.

Sì, ed è quella che oggi racconto a chiunque me lo chieda. Le cellule hanno bisogno di minerali per produrre energia. Ma un conoscente che di queste cose ci mastica me l'ha messa così: puoi anche ingoiare tutti i minerali del mondo, se il corpo non li porta dentro le cellule, li elimini e basta. Serve qualcosa che li accompagni oltre la porta.

E cosa sarebbe questo «qualcosa»?

Si chiama acido fulvico. È un trasportatore naturale: si lega ai minerali e li accompagna dove servono, invece di lasciarli passare inutilizzati. Si trova in concentrazione apprezzabile in una sostanza sola, lo Shilajit himalayano purificato — una resina che si raccoglie in alta quota e che nella tradizione ayurvedica viene usata da secoli.

Resina di Shilajit himalayano
Lo Shilajit è una resina naturale che si raccoglie in alta quota sulle montagne himalayane.

Come ha scelto cosa prendere

Come si è orientato tra tanti prodotti?

Con diffidenza, perché di barattoli inutili ne avevo già comprati. Stavolta ho guardato tre cose. Il dosaggio: molti mettono una quantità minima giusto per poterlo scrivere in etichetta. Il test di laboratorio indipendente: se nessuno esterno l'ha verificato, restano parole sulla scatola. E il formato, che sembra la cosa più banale ed è la più importante — io prendo già altre cose la mattina, e mi conosco: una capsula in più dal sapore forte sarebbe finita in un cassetto in due settimane.

Quindi la costanza conta più del prodotto?

Per me sì. La costanza produce i risultati, e il formato produce la costanza. L'ho capito sulla mia pelle. Alla fine ho scelto una gommosa da masticare la mattina, con acido fulvico dosato seriamente e con altri estratti che lavorano sugli stessi fronti: Gokshura, Ashwagandha e Black Musli.

ShilajitShilajit
GokshuraGokshura
Black MusliBlack Musli
AshwagandhaAshwagandha

Cosa è cambiato, settimana dopo settimana

Ci racconti come è andata, senza esagerare.

La prima settimana niente di eclatante. Però mi svegliavo prima della sveglia, e senza quel peso addosso del mattino. Una cosa piccola, l'ho notata lo stesso. Verso la terza settimana l'energia era un'altra: tornavo a casa la sera e avevo ancora voglia di fare qualcosa. Dopo un paio di mesi mia moglie una sera mi ha guardato e ha detto solo: «Sei tornato.» Non le avevo raccontato niente di quello che stavo prendendo. Se n'è accorta lei.

Cosa direbbe a chi si riconosce nella sua storia?

Che non è detto che sia «solo l'età», e che vale la pena parlarne con il proprio medico invece di rimandare due anni come ho fatto io. Io non sono un medico e non ho niente da vendere a nessuno. Ho solo perso due anni a ripetermi una spiegazione comoda. Se anche una persona sola se li risparmia, allora è valsa la pena raccontarlo.

Uomo che gioca a calcio al parco
«Alla fine si tratta di tornare ad avere voglia di fare le cose.»
Questa intervista ha finalità puramente informative e divulgative. Le opinioni riportate sono esperienze personali del soggetto intervistato e non costituiscono un parere medico, né sostituiscono il consulto con un professionista sanitario qualificato. I risultati individuali possono variare. Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Consulta sempre il tuo medico prima di iniziare l'assunzione di qualsiasi integratore, in particolare se soffri di patologie in corso, se sei in trattamento farmacologico o se assumi farmaci su prescrizione. Le affermazioni contenute in questa pagina non sono state valutate dal Ministero della Salute. Il prodotto non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia.